In Italia la maternità continua a essere uno dei fattori più critici per le donne che lavorano. Il tasso di abbandono della vita professionale dopo la nascita di un figlio è, infatti, tra i più alti in Europa (27,1%) - riguarda quasi una donna su tre – con una conseguente perdita, anche economica, per il sistema Paese.
Per rispondere alle specifiche esigenze di lavoro delle madri, l’8 marzo 2010 ha preso il via il progetto pilota Momsatwork, coordinato da Cecilia Spanu e Anna Zavaritt. Il progetto è sostenuto da Gi Group, primo gruppo italiano nei servizi per il mondo del lavoro, ed ha un duplice obiettivo. Da un lato aiutare donne qualificate e motivate a rientrare, o a trovare il proprio spazio, nel mondo del lavoro e dall’altro aiutare le aziende a capire e a cogliere i vantaggi, anche economici, del lavoro flessibile. Fornendo ad entrambi servizi di recruitment e consulenza specializzati.
“Nel nostro Paese solo una donna su quattro ha un part-time e spesso anche poco qualificato – afferma Cecilia Spanu responsabile del progetto – Questo perché gli strumenti di flessibilità e conciliazione nel mondo del lavoro sono ancora poco conosciuti e utilizzati dalle aziende, che li percepiscono come un costo anziché un’opportunità. In realtà diversi studi internazionali dimostrano che le politiche di flessibilità lavorativa hanno un alto rendimento sugli investimenti (Roi) e riducono sensibilmente turnover e assenze dei dipendenti, migliorando quindi le performance aziendali”.
Ispirato ai servizi di origine americana e anglosassone che già da tempo intermediano domanda e offerta di lavoro (ad es Momcorps, Employmoms, Jobs4mothers, Workingmums etc), il progetto Momsatwork si è concentrato nella prima fase nella creazione di una banca dati di profili di professioniste qualificate, di cui oltre la metà in possesso di una laurea, un’esperienza professionale media di circa dieci anni e per la maggior parte provenienti dall’area amministrativa, dal marketing e dal product management; attualmente è in via di costruzione il database di aziende disponibili alla sperimentazione.
“Le mamme che lavorano sono le naturali rappresentanti della buona flessibilità, motivate a lavorare per obiettivi e ottimizzare tempi e produttività con elasticità contrattuale e retributiva. É stato naturale e consono alla nostra mission avviare questo progetto unico in Italia – è il commento di Stefano Colli-Lanzi, Amministratore Delegato di Gi Group (137mila persone avviate al lavoro e 12mila aziende servite nel 2008) –; in particolare come agenzia per il lavoro possiamo mettere a disposizione tutta l’expertise che abbiamo maturato sui diversi servizi per il mercato del lavoro”.
Costruito il database aziendale, i consulenti Gi Group procederanno nel matching delle disponibilità lavorative delle madri con le opportunità offerte dalle aziende seguendone l’iter d’inserimento lavorativo e occupandosi anche di raccogliere i feedback e i suggerimenti per strutturare e sistematizzare il servizio in modo capillare.
Le mamme che desiderano entrare a far parte del progetto e le aziende interessate a questo nuovo servizio di intermediazione professionale possono trovare tutti i riferimenti e le modalità di contatto con Gi Group sul sito internet:
